There you go with my Vogue Theme #2 //
Click on the image above to enlarge it //
As usual, ITA only //
This time I’m talking about the leading role of videos and short movies in fashion communication //
Enjoy //

IL RUOLO DEI VIDEO NELLA COMUNICAZIONE DI MODA //
Da tempo immemore si sente parlare dell’attuale come della “società delle immagini”: una società in cui le parole sono state relegate a complemento rispetto alle improvvisamente più eloquenti e significative suggestioni visive //
Quanto c’è di vero in questa affermazione? Sicuramente molto, dato il ruolo sempre più pesante che sta assumendo internet come medium comunicativo - parlando di web, si sa, l’utente medio non dedica certo ore e ore a leggere testi chilometrici quanto a consumare avidamente foto, illustrazioni e grafiche //
Se il focus si dovesse spostare sul mondo della moda, per carità, da semplice definizione la si consacrerebbe a legge indiscutibile //
Tuttavia sembra che nemmeno le immagini siano più sufficienti per raccontare non dico un mondo ma anche solo un concept, quello per esempio che si nasconde dietro la collezione di uno stilista //
Le barriere tra il fino all’altroieri segretissimo mondo di un atelier e il pubblico (non gli acquirenti, i buyer, le prime donne del mondo della moda: sto parlando dei lettori di riviste, dei saccheggiatori di retailer à la H&M, di appassionati e semplici curiosi dell’ultim’ora) vengono giornalmente abbattute //
A ciò contribuisce una tendenza ora pienamente affermata ma fino a pochi anni fa dominio di pochi pionieri, come Diane Pernet, che hanno promosso l’uso degli short movies a forma di comunicazione modaiola d’eccellenza //
Pochi minuti diventano quindi sufficienti per raccontare l’idea da cui sono scaturiti gli outfit che vedremo in passerella, oppure servono a costruire un mondo intorno a un semplice spot altrimenti da 30 secondi realizzato per promuovere un profumo //
Attori famosi e testimonial illustri, band di fama mondiale oppure gruppi musicali di nicchia, fotografi teoricamente estranei al mondo del cinema: tutti questi ingredienti sono stati gettati nel calderone creativo dei vari Gucci, Bulgari, Prada e molti molti altri brand che si sono prodotti, chi meglio chi peggio, in sperimentalismi-video di questo tipo //
Personalmente, le mie preferite di sempre restano le produzioni in 3D con la splendida Kate Moss (per Mc Queen e Another Magazine): icona eterna immortalata ad Aeternum grazie alla tecnologia, alleata oramai insostituibile //



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This time I’m talking about the leading role of videos and short movies in fashion communication //

Enjoy //



IL RUOLO DEI VIDEO NELLA COMUNICAZIONE DI MODA //

Da tempo immemore si sente parlare dell’attuale come della “società delle immagini”: una società in cui le parole sono state relegate a complemento rispetto alle improvvisamente più eloquenti e significative suggestioni visive //

Quanto c’è di vero in questa affermazione? Sicuramente molto, dato il ruolo sempre più pesante che sta assumendo internet come medium comunicativo - parlando di web, si sa, l’utente medio non dedica certo ore e ore a leggere testi chilometrici quanto a consumare avidamente foto, illustrazioni e grafiche //

Se il focus si dovesse spostare sul mondo della moda, per carità, da semplice definizione la si consacrerebbe a legge indiscutibile //

Tuttavia sembra che nemmeno le immagini siano più sufficienti per raccontare non dico un mondo ma anche solo un concept, quello per esempio che si nasconde dietro la collezione di uno stilista //

Le barriere tra il fino all’altroieri segretissimo mondo di un atelier e il pubblico (non gli acquirenti, i buyer, le prime donne del mondo della moda: sto parlando dei lettori di riviste, dei saccheggiatori di retailer à la H&M, di appassionati e semplici curiosi dell’ultim’ora) vengono giornalmente abbattute //

A ciò contribuisce una tendenza ora pienamente affermata ma fino a pochi anni fa dominio di pochi pionieri, come Diane Pernet, che hanno promosso l’uso degli short movies a forma di comunicazione modaiola d’eccellenza //

Pochi minuti diventano quindi sufficienti per raccontare l’idea da cui sono scaturiti gli outfit che vedremo in passerella, oppure servono a costruire un mondo intorno a un semplice spot altrimenti da 30 secondi realizzato per promuovere un profumo //

Attori famosi e testimonial illustri, band di fama mondiale oppure gruppi musicali di nicchia, fotografi teoricamente estranei al mondo del cinema: tutti questi ingredienti sono stati gettati nel calderone creativo dei vari Gucci, Bulgari, Prada e molti molti altri brand che si sono prodotti, chi meglio chi peggio, in sperimentalismi-video di questo tipo //

Personalmente, le mie preferite di sempre restano le produzioni in 3D con la splendida Kate Moss (per Mc Queen e Another Magazine): icona eterna immortalata ad Aeternum grazie alla tecnologia, alleata oramai insostituibile //